Dott.ssa Laura Rabbione
Medico Dietologo - Torino e Pinerolo

Obesità infantile: il vero significato di EDUCAZIONE alimentare

L’obesità infantile esiste davvero.
Se ne parla tanto, se ne occupano i media e la preoccupazione sale: mio figlio mangerà troppo? Sarà troppo sedentario? Dovrà dimagrire?
Non posso sapere dove i genitori cerchino le risposte a queste domande: io so solamente quello che mi racconta chi si presenta a visita.
E posso dire che la mia impressione è che ci sia ancora e diffusamente una gran confusione in merito all’obesità infantile.
Per esempio non tutti sanno che la diagnosi di obesità si fa a qualsiasi età.
E a qualsiasi età non va sottovalutata e dovrebbe indurre il genitore ad occuparsene. Certo, in modo diverso a seconda dell’età del figlio, ma sempre in modo adeguato e tempestivo, ricordando che “Il bambino obeso presenta frequentemente fattori di rischio […], fino a manifestare morbilità conclamata per ipertensione, dislipidemia, intolleranza al glucosio, disturbi del comportamento alimentare, ecc. ed un spettanza di vita inferiore a quella del bambino non obeso. Inoltre l’obesità insorta in età evolutiva, tende a persistere (40 – 80 % di probabilità) anche in età adulta.”(fonte SIO)
 
Per un medico non è difficile fornire ai genitori dati scientificamente validi a motivare la loro attenzione verso il problema. Tutti possono condividere che:

  1. l’obesità infantile rende la vita più grama e corta
  2. mangiare meglio e muoversi di più non può che far bene
  3. è opportuno che il figlio obeso si rechi periodicamente dal pediatra per il monitoraggio della crescita ponderale/staturale
  4. dopo una certa età ci si può rivolgere a un dietologo perché il bambino abbia uno schema di dieta

 
Quello che non sempre è facile, invece, è affrontare altri argomenti…
Se il medico dice che il bambino obeso ha un problema di salute, il genitore di certo non è contento, però sa di poterlo aiutare. Di solito, però, non immagina che, in pratica, aiutarlo significherà:

  1. negargli di sgranocchiare pane e grissini dal tavolo mentre si prepara la cena, purchè non disturbi
  2. negargli patatine o dolcetti per calmarlo quando fa i capricci
  3. fargli provare tutti gli sport possibili prima che ne scelga uno che gli piaccia, ovvero quello più scomodo e odiato dai genitori
  4. cambiare le abitudini alimentari di tutta la famiglia per solidarietà
  5. insegnare anche ai nonni che esistono altri modi di premiare i nipoti, che non siano cibo, bibite, televisione o videogiochi. Probabilmente bisognerà fare attenzione a non offenderli e non basterà dirlo una volta sola…
  6. offrirgli, al posto del cibo, più attenzione e fare in modo che ne sia gratificato

 

Quindi il genitore non immagina che dovrà cambiare se stesso per il bene di suo figlio, facendo tante cose che fino ad allora non ha fatto: dare il buon esempio, insegnare che per attirare l’attenzione ci si comporta bene (senza capricci), dare rinforzi positivi più che punizioni e che questi siano coerenti (non solo cibo)…
 
Insomma, il genitore del bambino obeso spesso non immagina che dovrà EDUCARE il proprio figlio perché mangi e viva meglio.
Strano, vero?

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